Passa al contenuto

Protesi d’anca: quando diventa la soluzione migliore

Protesi di anca
7 settembre 2025 di
Protesi d’anca: quando diventa la soluzione migliore
Carlo Esposito

L’articolazione dell’anca è una delle più importanti del corpo umano: collega il femore al bacino e permette movimenti essenziali come camminare, piegarsi, salire le scale o correre. Quando questa articolazione si danneggia a causa di malattie degenerative, traumi o malformazioni, il dolore e la limitazione funzionale possono diventare invalidanti. In questi casi, la protesi d’anca rappresenta una delle soluzioni più efficaci e durature.

In questo articolo analizziamo quando diventa realmente la scelta migliore, quali sono i sintomi da non sottovalutare, come funziona l’intervento chirurgico e cosa aspettarsi dal percorso di riabilitazione.

Cos’è una protesi d’anca?

La protesi d’anca è un dispositivo medico impiantato chirurgicamente per sostituire l’articolazione danneggiata. Esistono diverse tipologie:

  • Protesi totale (o artroprotesi): sostituisce sia la testa del femore che la cavità acetabolare del bacino.
  • Protesi parziale: sostituisce solo la testa del femore.
  • Protesi di rivestimento: meno invasiva, preserva parte dell’osso, indicata in pazienti selezionati.

I materiali più utilizzati sono leghe metalliche, ceramica e polietilene ad alta resistenza, studiati per garantire durata e compatibilità biologica.

Quando diventa la soluzione migliore?

Non sempre la protesi d’anca è la prima scelta terapeutica. In molti casi si cerca inizialmente di alleviare i sintomi con farmaci, fisioterapia, infiltrazioni o modifiche dello stile di vita. Tuttavia, la chirurgia diventa la soluzione migliore quando:

  1. Dolore cronico e persistente
    Il dolore non risponde più alle terapie conservative e limita le attività quotidiane, anche quelle semplici come camminare o alzarsi da una sedia.
  2. Limitazione funzionale grave
    La mobilità dell’anca è talmente ridotta da impedire movimenti essenziali e compromettere la qualità della vita.
  3. Artrosi avanzata
    L’usura della cartilagine porta a deformazioni articolari visibili radiograficamente.
  4. Necrosi della testa del femore
    La riduzione del flusso sanguigno all’osso porta a un collasso progressivo.
  5. Fratture del femore prossimale
    Nei pazienti anziani o in fratture complesse, la protesi può rappresentare la scelta più sicura e stabile.

Sintomi da non trascurare

La decisione di ricorrere alla protesi d’anca viene presa insieme allo specialista ortopedico. Alcuni sintomi che indicano la necessità di valutare l’intervento sono:

  • Dolore che si intensifica con il movimento e persiste anche a riposo.
  • Difficoltà a camminare o zoppia costante.
  • Rigidità articolare che peggiora col tempo.
  • Dolore notturno che disturba il sonno.
  • Gonfiore o scricchiolii durante i movimenti.

L’intervento chirurgico

L’intervento di protesi d’anca è una procedura oggi molto sicura grazie ai progressi della chirurgia ortopedica. Può essere eseguito con diverse tecniche:

  • Chirurgia tradizionale: richiede un’incisione più ampia e permette un’ottima visione dell’articolazione.
  • Chirurgia mini-invasiva: riduce la dimensione dell’incisione, accelera il recupero e riduce la perdita di sangue.
  • Chirurgia robotica: supporta il chirurgo nella massima precisione di posizionamento della protesi.

L’operazione dura in media 1-2 ore. Dopo l’impianto, il paziente viene seguito da un team multidisciplinare per un recupero sicuro.

Riabilitazione e recupero

La riabilitazione è fondamentale per garantire il successo dell’intervento. In genere:

  • Primi giorni: il paziente inizia a camminare con l’aiuto di un fisioterapista già dopo 24-48 ore.
  • Prime settimane: esercizi mirati per recuperare forza muscolare e ampiezza dei movimenti.
  • 3-6 mesi: ritorno graduale alle normali attività quotidiane e, in alcuni casi, anche allo sport.

La durata della protesi d’anca varia tra i 15 e i 25 anni, a seconda dell’età, del peso e dello stile di vita del paziente.

Vantaggi della protesi d’anca

  • Riduzione del dolore quasi immediata.
  • Recupero della mobilità articolare.
  • Miglioramento della qualità della vita.
  • Stabilità e durata nel tempo.
  • Ritorno all’autonomia personale e sociale.

Rischi e complicanze possibili

Come ogni intervento chirurgico, anche la protesi d’anca può presentare rischi, seppur rari:

  • Infezioni post-operatorie.
  • Lussazione della protesi.
  • Usura o mobilizzazione della protesi nel tempo.
  • Differenze di lunghezza degli arti.
  • Dolori residui.

Per ridurre tali rischi è fondamentale affidarsi a centri specializzati e seguire scrupolosamente le indicazioni del chirurgo e del fisioterapista.

Stile di vita dopo la protesi

Con una protesi d’anca si può condurre una vita normale, ma è consigliabile:

  • Evitare sport ad alto impatto (corsa, calcetto, salti).
  • Prediligere attività come nuoto, ciclismo e camminata veloce.
  • Mantenere un peso corporeo adeguato.
  • Sottoporsi a controlli periodici.

Domande frequenti (FAQ)

1. Quanto dura una protesi d’anca?

La durata media è di 15-25 anni, ma dipende dall’età, dal peso e dallo stile di vita del paziente.

2. Dopo quanto tempo si può camminare?

Già dopo 1-2 giorni dall’intervento il paziente può iniziare a camminare con l’aiuto di un fisioterapista.

3. La protesi d’anca è dolorosa?

Il dolore post-operatorio è gestibile con farmaci e tende a ridursi progressivamente, lasciando spazio a un netto miglioramento rispetto a prima dell’intervento.

4. Ci sono limiti dopo l’intervento?

Sì, è consigliato evitare sport da contatto o ad alto impatto, ma è possibile condurre una vita attiva con attività a basso rischio.

5. Chi è il candidato ideale per la protesi d’anca?

Chi soffre di dolore cronico, artrosi avanzata o fratture che compromettono la mobilità e non risponde più alle terapie conservative.

in Anca
Sinovite: cos’è, sintomi, cause e trattamenti
Chirurgo Ortopedico Dr. Carlo Esposito