La protesi monocompartimentale del ginocchio rappresenta una delle innovazioni più significative nella chirurgia ortopedica moderna. Si tratta di una procedura mininvasiva che consente di sostituire solo la parte del ginocchio danneggiata, preservando il resto dell’articolazione. Questa soluzione è sempre più diffusa tra i pazienti affetti da artrosi localizzata e desiderosi di recuperare rapidamente la funzionalità articolare senza sottoporsi a una protesi totale.
In questo articolo analizzeremo nel dettaglio cosa si intende per protesi monocompartimentale, quando è indicata, quali sono i vantaggi rispetto alla protesi totale e come avviene il percorso di riabilitazione post-operatoria.
Cos’è la protesi monocompartimentale del ginocchio
Il ginocchio è un’articolazione complessa, formata da tre compartimenti principali:
- Compartimento mediale (interno)
- Compartimento laterale (esterno)
- Compartimento femoro-rotuleo (anteriore)
L’artrosi del ginocchio, o gonartrosi, può interessare uno, due o tutti e tre i compartimenti. Quando la degenerazione è limitata a un solo compartimento – di solito quello mediale – si può optare per una protesi monocompartimentale, chiamata anche protesi parziale.
Questo tipo di intervento prevede la sostituzione del solo compartimento danneggiato con componenti protesiche in metallo e polietilene, preservando le strutture sane come i legamenti crociati e le altre superfici articolari.
Quando è indicata la protesi monocompartimentale
Non tutti i pazienti con artrosi al ginocchio sono candidati ideali per una protesi monocompartimentale. L’indicazione dipende da diversi fattori clinici e anatomici.
Le principali indicazioni sono:
- Artrosi localizzata a un solo compartimento, solitamente quello mediale.
- Conservazione dei legamenti crociati, soprattutto del legamento crociato anteriore.
- Assenza di deformità gravi dell’asse dell’arto (varismo o valgismo marcato).
- Buona mobilità articolare residua e assenza di rigidità importante.
- Peso corporeo nella norma, per ridurre il carico sull’impianto.
Questa soluzione è particolarmente indicata per pazienti attivi, sotto i 70 anni, che desiderano mantenere una vita dinamica e tornare presto alle proprie attività quotidiane o sportive leggere.
Vantaggi rispetto alla protesi totale
La protesi monocompartimentale offre numerosi vantaggi rispetto alla sostituzione totale del ginocchio, sia dal punto di vista chirurgico che funzionale.
1. Intervento meno invasivo
L’incisione cutanea è più piccola, il trauma chirurgico minore e vengono preservati i legamenti e i compartimenti sani del ginocchio. Questo comporta meno dolore post-operatorio e una ripresa più rapida.
2. Recupero funzionale più veloce
I pazienti possono camminare già dopo 24 ore dall’intervento e tornare alle normali attività nel giro di poche settimane. La sensazione del ginocchio risulta più “naturale” rispetto a una protesi totale.
3. Mantenimento della cinematica naturale del ginocchio
Grazie alla conservazione dei legamenti crociati, il movimento del ginocchio rimane più simile a quello fisiologico, garantendo una migliore propriocezione e stabilità.
4. Minor perdita di sangue e ridotta degenza ospedaliera
La minore invasività dell’intervento comporta una riduzione del sanguinamento e, di conseguenza, un recupero più rapido e sicuro.
5. Possibilità di futura revisione protesica
Se nel tempo l’artrosi dovesse estendersi agli altri compartimenti, è possibile convertire la protesi monocompartimentale in una totale con relativa facilità.
Come si svolge l’intervento
L’intervento di protesi monocompartimentale del ginocchio viene eseguito in anestesia spinale o loco-regionale e dura generalmente circa 60-90 minuti.
Le principali fasi chirurgiche sono:
- Incisione anteriore minima del ginocchio, con accesso mirato al compartimento danneggiato.
- Rimozione della cartilagine e dell’osso degenerato.
- Impianto delle componenti protesiche, solitamente una parte metallica femorale e una tibiale, separate da un inserto in polietilene.
- Verifica della stabilità e del corretto allineamento del ginocchio.
- Sutura e bendaggio.
Negli ultimi anni, l’utilizzo della chirurgia robotica e delle tecniche di navigazione computer-assistita ha ulteriormente migliorato la precisione dell’impianto, garantendo un posizionamento ottimale delle componenti e una migliore longevità della protesi.
Il decorso post-operatorio e la riabilitazione
Uno dei punti di forza di questa procedura è la rapida riabilitazione. Già nelle prime 24 ore successive all’intervento, il paziente viene incoraggiato a muovere il ginocchio e ad alzarsi con l’aiuto di un fisioterapista.
Le fasi del recupero:
- Primi giorni: esercizi di mobilizzazione e carico parziale con l’ausilio di stampelle.
- Prima settimana: incremento graduale del carico, miglioramento dell’escursione articolare.
- Dopo 2-3 settimane: possibilità di camminare autonomamente.
- Dopo 4-6 settimane: ritorno alle attività quotidiane e lavorative leggere.
- Dopo 2-3 mesi: ripresa di attività sportive a basso impatto (bicicletta, nuoto, camminata).
Il recupero completo può variare in base all’età, alla condizione fisica e alla motivazione del paziente, ma nella maggior parte dei casi è più rapido e meno doloroso rispetto a una protesi totale.
Risultati e durata nel tempo
Le moderne protesi monocompartimentali hanno dimostrato eccellenti risultati a lungo termine, con una sopravvivenza dell’impianto superiore al 90% dopo 10 anni nei pazienti selezionati correttamente.
I progressi nei materiali, nelle tecniche chirurgiche e nella pianificazione preoperatoria hanno reso questa procedura estremamente affidabile, capace di offrire una significativa riduzione del dolore e un miglioramento della qualità di vita.
La chiave del successo risiede nella corretta selezione del paziente e nell’esperienza del chirurgo ortopedico specializzato in chirurgia protesica mininvasiva.
Possibili complicanze
Come ogni intervento chirurgico, anche la protesi monocompartimentale presenta dei rischi, seppur ridotti. Le complicanze più comuni possono includere:
- Infezioni post-operatorie;
- Trombosi venosa profonda;
- Dolore residuo o rigidità articolare;
- Usura o mobilizzazione della protesi nel tempo.
Un’adeguata preparazione preoperatoria, l’utilizzo di tecniche mininvasive e una riabilitazione controllata contribuiscono a minimizzare questi rischi.
Conclusioni
La protesi monocompartimentale del ginocchio rappresenta una soluzione efficace e moderna per i pazienti affetti da artrosi localizzata, che desiderano recuperare rapidamente la mobilità e ridurre il dolore senza ricorrere a una sostituzione totale dell’articolazione.
Grazie ai suoi numerosi vantaggi – minore invasività, recupero veloce, conservazione dei legamenti e movimenti più naturali – è oggi una delle scelte più apprezzate nella chirurgia ortopedica protesica.
Tuttavia, la valutazione da parte di un ortopedico specializzato resta fondamentale per stabilire l’indicazione corretta e ottenere i migliori risultati a lungo termine.
Domande e risposte
Qual è la differenza tra protesi totale e monocompartimentale del ginocchio?
La protesi totale sostituisce l’intera articolazione del ginocchio, mentre quella monocompartimentale riguarda solo il compartimento danneggiato, preservando il resto.
Quanto dura una protesi monocompartimentale del ginocchio?
In media dura dai 10 ai 15 anni, ma in molti casi può superare i 20 anni se ben impiantata e mantenuta.
Quanto tempo serve per tornare a camminare dopo l’intervento?
Generalmente il paziente può camminare già entro 24 ore, con l’aiuto di un fisioterapista, e senza stampelle dopo circa due settimane.
Chi non può sottoporsi a questo tipo di protesi?
Non è indicata nei casi di artrosi estesa a più compartimenti, deformità gravi o instabilità legamentare.
È possibile praticare sport dopo una protesi monocompartimentale?
Sì, si possono praticare sport a basso impatto come nuoto, bicicletta e camminata, evitando attività ad alto impatto come corsa o salti.